la Centrale Elettrica Giovanni Montemartini
Entrando nel museo, si avverte ancora nell'aria l'odore dell'olio lubrificante delle macchine della prima centrale elettrica municipalizzata di Roma, la Giovanni Montemartini... Sorta sulla Via Ostiense, tra i mercati generali e la sponda sinistra del fiume Tevere, la centrale fornì luce alla città per oltre cinquant'anni.
E luce fu
La notte del 30 giugno del 1912, più della metà delle vie e delle piazze romane sono inondate dalla luce chiarissima prodotta dalla nuova centrale elettrica. Con soddisfazione degli utenti, l'illuminazione è più che raddoppiata e i prezzi sono più bassi di quelli offerti dalle aziende private, che sino a quel momento hanno gestito l'elettricità della città. La crescita dei consumi impone un continuo ammodernamento della centrale, rimasta attiva anche durante la seconda guerra mondiale. Anzi è l'unico impianto di produzione energetica ancora funzionante quando le truppe alleate entrano a Roma nel 1944. Il declino della centrale inizia nel 1963 quando una parte delle sue strutture è messa fuori servizio.
Tempi moderni
Nel 1997 la vecchia centrale apre le porte al pubblico come splendido esempio di archeologia industriale. Nel soffitto della sala colonne, la prima che s'incontra entrando nel museo articolato su tre piani, sono ancora visibili le tramogge, enormi contenitori in muratura che si riempivano delle scorie del carbone, usato per l'alimentazione delle caldaie. L'apertura dei grandi portelloni alla base di queste strutture permetteva il recupero delle ceneri che, riversate nei grandi camion comunali del servizio giardini, erano usate per drenare il terreno delle ville e dei parchi della città.
Attraverso una grande scalinata si accede alla sala macchine, che sembra l'interno di una moderna cattedrale innalzata per la celebrazione della tecnologia. Due motori diesel alti circa 20 metri, pesanti 81 tonnellate ciascuno e un tempo capaci di sviluppare una potenza totale di 15 mila HP colpiscono per la loro imponenza. I colossali motori a due tempi, costruiti dalla ditta Franco Tosi di Legnano e installati nel 1933, sono i gemelli di quelli che lo stesso anno permisero alla nave da crociera Rex di compiere la traversata più veloce dell'oceano Atlantico.
Le macchine e gli dei
La scenografia del museo richiama quella di film che hanno fatto la storia del cinema, come Metropolis di Friz Lang e Tempi moderni di Charlie Chaplin.
In questa cornice sono esposti i marmi antichi della Roma di Cesare e Augusto, una collezione di oltre 400 sculture provenienti dai Musei Capitolini, che illustrano i momenti più significativi della crescita della città in un percorso cronologico che dalle fasi più antiche arriva fino al IV secolo d.C. L'accostamento delle testimonianze dell'archeologia classica con i motori diesel e le caldaie a vapore, in un avveniristico fondale di tubi, passerelle e scalette di metallo, sembra esaltare la sensualità delle sculture marmoree e scandire il flusso del tempo.
Luca
Entrando nel museo, si avverte ancora nell'aria l'odore dell'olio lubrificante delle macchine della prima centrale elettrica municipalizzata di Roma, la Giovanni Montemartini... Sorta sulla Via Ostiense, tra i mercati generali e la sponda sinistra del fiume Tevere, la centrale fornì luce alla città per oltre cinquant'anni.
E luce fu
La notte del 30 giugno del 1912, più della metà delle vie e delle piazze romane sono inondate dalla luce chiarissima prodotta dalla nuova centrale elettrica. Con soddisfazione degli utenti, l'illuminazione è più che raddoppiata e i prezzi sono più bassi di quelli offerti dalle aziende private, che sino a quel momento hanno gestito l'elettricità della città. La crescita dei consumi impone un continuo ammodernamento della centrale, rimasta attiva anche durante la seconda guerra mondiale. Anzi è l'unico impianto di produzione energetica ancora funzionante quando le truppe alleate entrano a Roma nel 1944. Il declino della centrale inizia nel 1963 quando una parte delle sue strutture è messa fuori servizio.
Tempi moderni
Nel 1997 la vecchia centrale apre le porte al pubblico come splendido esempio di archeologia industriale. Nel soffitto della sala colonne, la prima che s'incontra entrando nel museo articolato su tre piani, sono ancora visibili le tramogge, enormi contenitori in muratura che si riempivano delle scorie del carbone, usato per l'alimentazione delle caldaie. L'apertura dei grandi portelloni alla base di queste strutture permetteva il recupero delle ceneri che, riversate nei grandi camion comunali del servizio giardini, erano usate per drenare il terreno delle ville e dei parchi della città.
Attraverso una grande scalinata si accede alla sala macchine, che sembra l'interno di una moderna cattedrale innalzata per la celebrazione della tecnologia. Due motori diesel alti circa 20 metri, pesanti 81 tonnellate ciascuno e un tempo capaci di sviluppare una potenza totale di 15 mila HP colpiscono per la loro imponenza. I colossali motori a due tempi, costruiti dalla ditta Franco Tosi di Legnano e installati nel 1933, sono i gemelli di quelli che lo stesso anno permisero alla nave da crociera Rex di compiere la traversata più veloce dell'oceano Atlantico.
Le macchine e gli dei
La scenografia del museo richiama quella di film che hanno fatto la storia del cinema, come Metropolis di Friz Lang e Tempi moderni di Charlie Chaplin.
In questa cornice sono esposti i marmi antichi della Roma di Cesare e Augusto, una collezione di oltre 400 sculture provenienti dai Musei Capitolini, che illustrano i momenti più significativi della crescita della città in un percorso cronologico che dalle fasi più antiche arriva fino al IV secolo d.C. L'accostamento delle testimonianze dell'archeologia classica con i motori diesel e le caldaie a vapore, in un avveniristico fondale di tubi, passerelle e scalette di metallo, sembra esaltare la sensualità delle sculture marmoree e scandire il flusso del tempo.
Luca



