lunedì, 28 gennaio 2008
[...] Quella notte, nel bel mezzo della burrasca, con quell'aria da signore in vacanza, mi trovò là, perso in un corridoio qualunque, con la faccia di un morto, mi guardò, sorrise, e mi disse: "Vieni".
  Ora, se uno che su una nave suona la tromba incontra nel bel mezzo di una burrasca uno che gli dice "Vieni", quello che suona la tromba può fare una sola cosa: andare. Gli andai dietro. Camminava, lui. Io... era un po' diverso, non avevo quella compostezza, ma comunque... arrivammo nella sala da ballo, e poi rimbalzando di qua e di là, io ovviamente, perché lui sembrava avesse i binari sotto i piedi, arrivammo vicino al pianoforte. Non c'era nessuno in giro. Quasi buio, solo qualche lucina, qua e là. Novecento mi indicò le zampe del pianoforte.
  "Togli i fermi," disse. La nave ballava che era un piacere, facevi fatica a stare in piedi, era una cosa senza senso sbloccare quelle rotelle.
  "Se ti fidi di me, toglili."
  Questo è matto, pensai. E li tolsi.
  "E adesso vieni a sederti qua," mi disse allora Novecento.
  Non lo capivo dove voleva arrivare, proprio non lo capivo. Stavo lì a tenere fermo quel pianoforte che incominciava a scivolare come un enorme sapone nero... Era una situazione di merda, giuro, dentro alla burrasca fino al collo e in più quel matto, seduto sul suo seggiolino - un altro bel sapone e le mani sulla tastiera, ferme.
  "Se non sali adesso, non sali più," disse il matto sorridendo. (Sale su un marchingegno, una cosa a metà tra un'altalena e un trapezio) "Okay. Mandiamo tutto in merda, okay? tanto cosa c'è da perdere ci salgo, d'accordo, ecco, sul tuo stupido seggiolino, ci son salito, e adesso?"
  "E adesso, non aver paura."
  E si mise a suonare.

(Parte una musica per piano solo. È' una specie di danza, valzer, mite e dolce. Il marchingegno incomincia a dondolare e a portare l'attore in giro per la scena. Man mano che l'attore va avanti a raccontare, il movimento si fa più ampio, fino a sfiorare le quinte)

  Ora, nessuno è costretto a crederlo, e io, a essere precisi, non ci crederei mai se me lo raccontassero, ma la verità dei fatti è che quel pianoforte incominciò a scivolare, sul legno della sala da ballo, e noi dietro a lui, con Novecento che suonava, e non staccava lo sguardo dai tasti, sembrava altrove, e il piano seguiva le onde e andava e tornava, e si girava su se stesso, puntava diritto verso la vetrata, e quando era arrivato a un pelo si fermava e scivolava dolcemente indietro, dico, sembrava che il mare lo cullasse, e cullasse noi, e io non ci capivo un accidente, e Novecento suonava, non smetteva un attimo, ed era chiaro, non suonava semplicemente, lui lo guidava, quel pianoforte, capito?, coi tasti, con le note, non so, lui lo guidava dove voleva, era assurdo ma era così. E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l'Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte. Oh yes. [...]


da Novecento di Alessandro Baricco
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domenica, 27 gennaio 2008



Mentre la Queen Elizabeth si gode la sua ultima crociera in giro per il pianeta, in fin dei conti tranquilla per il destino che la attende, altre navi, considerate "minori", non hanno la stessa fortuna.
Da ieri è ferma al Pireo l'Ausonia, nave che fù del Lloyd Adriatico e che oggi vorrebbe, probabilmente, sapere che cosa l'attende.
Classe 1957, realizzata dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico, l'Ausonia è una piccola nave da 11900 tonnellate.
Un gioiellino "in miniatura", un racconto galleggiante degli ultimi 50 anni di storia.
Storia che, quasi certamente, terminerà sulle desolate spiagge di Alang, dove lesti operai l'attendono con la lancia termica in mano.
Non prima, però di averla spogliata degli interni...dalle opere d'arte ai sanitari, dalle poltrone alle  cucine.
Il resto...in fonderia.


Intanto è qui.


Luca
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sabato, 26 gennaio 2008
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